Territori Musicali

Viaggio nell’Italia delle feste e delle tradizioni popolari

di Giorgio Tupone

L’Italia è nota come il Paese dei campanili, composto da un vasto pluralismo di tradizioni, culture, paesaggi e la sua più vera e profonda identità risiede nei territori, ambiti che a volte corrispondono a una regione (Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto), a volte sono ulteriormente suddivisi (Barbagia, Val di Noto, Versilia), altre volte sono identificabili in una provincia (Salento/Lecce, Ciociaria/Frosinone), spesso con territori inter-provinciali (Pollino, Irpinia), o sotto-provinciali (Cilento, Marsica, Cicolano, Castelli Romani).

La diversità territoriale è stata a lungo sottovalutata e la storia del Paese ha assistito in passato alla tendenza all’abbandono delle tradizioni culturali, degli usi e dei costumi, dei dialetti, e delle espressioni artistiche e musicali considerandoli come relitti di un mondo arcaico da superare e confinare nella Storia per la necessità di conquistare un sentimento di cittadinanza nazionale uniforme. Negli ultimi anni si va invece affermando l’esigenza diffusa di una valorizzazione delle identità locali e territoriali.

Finalmente è emersa la consapevolezza che la ricchezza del nostro Paese risiede anche e soprattutto nella molteplicità delle sue culture, dei suoi costumi, delle sue lingue e dialetti, nel suo ricco patrimonio agricolo, nelle sue variegate tradizioni di artigianato, di cucina e alimentazione, nelle sue tradizioni orali di canti, musica e danze, nei colori del suo paesaggio artistico e naturale, nella sua biodiversità, nella sua capacità di adattamento, nei suoi stili e nella possibilità di comprendere e creare bellezza non nell’uniformità bensì nella diversità.

Si tratta di caratteristiche che contraddistinguono un popolo saggio e consapevole del fatto che solo se conosce chi è, chi è stato e da dove viene, è in grado di affrontare le sfide del futuro, e di contrastare, laddove necessario, le minacce al buon vivere del nostro paese che proprio nel rispetto e nella considerazione delle diversità trova la sua più alta risorsa.

Questa vivacità culturale è anche una fonte di ricchezza economica, di capacità di intraprendere, di realizzare progetti ed iniziative.

Sono infatti oggi migliaia le imprese che lavorano nei territori, dal turismo diffuso all'agricoltura, capaci così di creare dei mix formidabili di innovazione tecnologica e riscoperta delle tradizioni, che traggono la loro forza dalla specificità delle diverse culture e dal saper riconoscere i reali valori aggiunti che i territori serbano in sé.

E’ necessario però che il rinnovato interesse e la consapevolezza dell’importanza dell’identità territoriale venga opportunamente valorizzato e alimentato.

Occorre continuare e approfondire l’opera di salvaguardia della vitalità dei territori, spesso residenti in aree dell’Italia interna, minacciate dallo spopolamento, e quindi dall’estinzione delle loro caratteristiche culturali, ma anche economiche.

Molte sono le esperienze di valorizzazione della cultura dei territori a cui stiamo assistendo, esempio tipico è quello della Pizzica/Taranta, laddove la riscoperta della musica e della danza tradizionale e popolare ha operato da leva per un rilancio sociale che ha coinvolto soprattutto il turismo diffuso, l’economia della cultura e dei prodotti tipici e locali, gastronomici e artigianali.

Le istituzioni dovrebbero collaborare alla crescita delle migliaia di aziende produttive, agricole e turistiche e delle migliaia di associazioni che operano e organizzano iniziative di promozione, eventi, festival musicali e artistici, mostre, musei, concerti, sagre.

Per raggiungere tale obiettivo è necessario stimolare l’interesse dei cittadini verso la conoscenza della vita dei territori, attraverso iniziative che invitino a visitarli, rivitalizzando così il mondo dell’Italia interna nella quale essi potranno respirare l’atmosfera dei mille e mille paesi, nei quali natura e umanità ancora vivono in maniera compatibile e sostenibile e nel contempo, portare nei grandi centri urbani la cultura e l’economia stessa dei territori.

Per questo pensiamo sia indispensabile la nascita di una Guida ai territori, e cioè di una pubblicazione che non abbia l’intenzione di sostituire o affiancarsi alle tante guide turistiche esistenti, ma che punti lo sguardo sullemolteplici realtà vitali dei territori stessi, inesplorate e poco note. Una sorta di mappa che porti alla scoperta delle aziende agricole che hanno conservato un’idea produttiva plurale; alla valorizzazione delle aziende turistiche locali che, attraverso piccole iniziative, propongono un’impostazione di turismo diffuso e sostenibile; all’emergenza delle realtà culturali e artistiche tradizionali ancora fervide o riscoperte da artisti e intellettuali, uomini e donne che hanno avuto la capacità di risalire alle radici della loro terra. Non una delle tante guide stellate che offrono visibilità soltanto a quelle imprese catalogabili attraverso criteri formali, ma una traccia da seguire per andare alla scoperta delle realtà nascoste e fino ad ora rese invisibili da un mercato del turismo che nel nostro Paese privilegia i pochi e noti siti soffocati da eventi più o meno spettacolari che non portano in sé ormai più nulla dell’identità del Paese stesso e che si uniformano a un’idea di cultura globalizzata che distrugge e livella ogni diversità.

Quella che stiamo realizzando vuole essere, al contrario, una sorta di finestra per le organizzazioni istituzionali ed il mondo dell’associazionismo locale, per diffondere e comunicare iniziative, illustrare bellezze culturali, archeologiche, naturali e paesaggistiche dei loro luoghi, e per mettere in evidenza i migliori valori della antica cultura contadina, della storia e dell’identità dell’Italia dei territori e per cercare, infine, di fermare lo spopolamento e l’abbandono e riportare in quei luoghi, per un fine settimana o per una vacanza estiva e, perché no, magari anche per una diversa scelta di vita, la popolazione ormai troppo concentrata in città sempre più anonime e invivibili.