madonna del pollino
FEste popolari
San Severino Lucano Primo sabato e domenica del mese di luglio
Madonna di Pollino
(......) trascrizione dal documentario registrato nel 1978 dalla redazione della Rai tre Calabria
Santuario della Madonna di Pollino situato in località Timpa del demonio, a quota 1537 m. s. l. m., nel territorio di San Severino Lucano.
Nel periodo estivo, e con particolare intensità nel sabato che precede la prima domenica di luglio, confluiscono migliaia di pellegrini provenienti da Terranova di Pollino, San Severino Lucano, Rotonda, Viggianello, Alessandria del Carretto, Cerchiara di Calabria, e altri centri dell’entroterra calabro-lucano.
Il Santuario è situato al confine tra la Lucania e la Calabria, in una zona di confluenza di vaste aree collinari e montane ad economia rurale e di sussistenza. La festa viene organizzata da un comitato di 4 persone appartenenti agli strati popolari della città di Cassano. In essa confluiscono e si saldano in una provvisoria cerniera, aree culturali diverse.
Per giungere al santuario bisogna percorrere un percorso che, prima della strada rotabile costruita qualche anno fa’,
veniva effettuato a piedi o al dorso dei muli. Ancora oggi il viaggio si configura come momento penitenziale. Esso comporta infatti la sospensione della realtà territorialmente nota e addomesticata, nonché una condizione di rischio e di sacrificio.
Nei giorni della festa, in particolare nella vigilia, vengono macellati e consumati centinaia di caprini. Lo spargimento del sangue appare un segno evidente di un sacrificio naturale. Il sangue, simbolo di vita, sacralizza la festa.
Il rito non è rappresentato solamente dai momenti devozionali e processionali, ma si dilata nella veglia e nel convivio. Lo spargimento del sangue, l’ostentazione del sacrificio animale, l’abbondanza alimentare,caratterizzano il revivio festivo.
Come i segni della vita, la visione dell’esteriore e la continenza alimentare denotano il quotidiano, così i segni della morte, la visione dell’interiore e la voracità, contraddistinguono la condizione affettiva. La processione della vigilia con Gesù sacramentato, svolge fra l’altro, la funzione di riscatto delle campagne, da una intrinseca condizione di ostilità. Nella società agro-pastorale tradizionale, pericoli vari, frane, alluvioni, asperrità complessiva del territorio e pericoli simbolici, spiriti, folletti, rendono il territorio tendenzialmente ostile.
Il percorso processionale libera le campagne da questi pericoli e sacralizza il pellegrinaggio, diventando in qualche modo la rappresentazione dell’infrazione della norma territoriale.
La veglia, duranta la quale i pellegrini ballano, danzano, familiarizzano, banchettano, si svolge prevalentemente all’interno della Chiesa, e con le evidenti modalità, intorno alle baracche costruite nei pressi del Santuario. Analogamente a quanto accadeva nella religioni pre-cristiane e analogamente e a quanto avviene oggi nei tanti santuari dell’italia meridionale, Madonna della montagna a Polsi, Santi Cosma e Damiano a Riace, l’incubazio rende possibile il rapporto con il Divino.
Anche la veglia riconferma il carattere eccezionale della festa. Se nella realtà di ogni giorno la notte è il tempo dedicato alla riproduzione della forza lavoro, tempo quindi legato alle attività ludico ricreative della giornata, nel corso della festa la notte diventa tempo riconquistato e liberamente organizzato entro i limiti dettati dalla ritualità tradizionale. L’eccezionalità della festa viene riconfermato da una serie di comportamenti non abituali. I balli, i canti, le mangiate, le vicinanze dei corpi, alludono e preludono a comportamenti per una volta tollerati, comunque non previsti nella realtà di ogni giorno. La notte tuttavia resta un tempo per antonomasia rischioso, che va in qualche modo protetto.
Il fuoco rischiara le tenebre e allontana gli esseri soprannaturali che in esse trovano riparo. I fuochi d’artificio irricigliano in qualche misura i rischi delle montagne e delle vallate circostanti.


