Territori Musicali

La Danza del Falcetto (San Paolo Albanese)

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Il 16 agosto, giorno di San Rocco, a S. Paolo Albanese si svolge un rituale antico: in un sincretismo insolito e incompleto, la statua del santo di Montpellier viene preceduta da un tronetto votivo composto da spighe e ornato di nastri e fiori. La himunea simboleggia la cultura e la tecnologia legata alla coltivazione del grano e in quel giorno è oggetto di un culto che oltre a rappresentare la fine di un ciclo stagionale, è anche la riappropriazione di una conoscenza del mondo agricolo di una tecnica che garantisce la sopravvivenza della comunità stessa. Il tronetto di spighe è preceduto da mietitori che mimano la mietitura in una danza che è allo stesso tempo rituale di esorcismo delle forze avverse della natura e rappresentazione didattica di movimento efficace per mietere il frutto. Da visitare l’antica chiesa di San Rocco, costruita dai profughi albanesi, che conserva affreschi di autori ignoti e pregevoli icone bizantine.

Una manifestazione caratteristica, in occasione della festa di San Rocco, è quella del trasporto delle “grenje” (fascio di spighe di grano), portate a spalla durante la processione, al termine della quale giovani, anziani e gruppi folcloristici si esibiscono nel tipico ballo del “falcetto”. La festa di S. Rocco e la danza del falcetto, il tronetto e il ratto delle spighe, sono riconducibili, presuribilmente, alle origini albanesi della comunità (i simboli come le spighe erano ricorrenti degli albanesi). L’arcaicità del rituale si pensa sia spiegata dal fatto che nel XV secolo fuggirono in BasilicataMolisePugliaCalabria e Sicilia i diretti discendenti delle popolazioni proto albanesi, quali di Illiri, gli abitanti dell’attuale Albania, dell’Epiro e dell’Arcadia macedone. Gli albanesi erano popolazioni profondamente legati alla cultura bizantina, detta volgarmente dai non arbresh greca, e alle tradizioni orientali, nonché dal punto di vista religioso erano appunto ortodossi, religione legata a queste comunità, e che nei secoli ha dovuto accettare un legame con il Papa di Roma.

I culti di Cerere che pure sono diffusi nell’area meridionale e insulare, hanno perso lungo la strada molte delle simbologie arcaiche. I carri di spighe hanno perso il rituale legato alla tecnologia della raccolta, come è avvenuto a Mirabella Eclano in provincia di Avellino, o si sono spogliati dei simboli stessi, come ormai avviene con il carro della Madonna della Bruna a Matera, dove le spighe si sono trasformate in un simbolo più colto e religioso raffigurato in cartapesta. Come manifestazioni a metà tra il sacro e il profano viene abitualmente l’incendio dei “nusazit“, fantocci di cartapesta rappresentanti la lotta tra il bene contro il male.